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I miei primi 200.000Km
Capitolo Settimo
La presto o.. Non la presto???
Una delle ultime volte che passai la serata al bar con i miei amici, i "fantasmi", accadde una vicenda che mi fece cambiare radicalmente idea su uno dei tanti interrogativi che, prima o poi, ogni motociclista deve affrontare: la presto o non la presto?. "Ohe Max, ma lo sai che 'sto Kanguro é veramente forte! Il colore...il motore...bla, bla, bla; ma perché non me la fai provare?"; ecco fatto, pensai, ci risiamo!!!: "Senti, Nazareno, stasera hai pure litigato con la donna e sei nervosetto, quindi sicuramente ti metterai a cazzeggiare con la moto; questa sera no, non te la presto, forse un'altra volta"; dopo che le sue sopracciglia si inarcarono vistosamente, questa fu la risposta:"Grazie Max, sei sempre il solito str...o". Lo vidi andare via veramente arrabbiato, ma era proprio questo il particolare che non mi piaceva affatto; Nazareno con me era sempre stato un amico confidente, mi parlava della sua enorme passione per le moto e dei suoi problemi in famiglia con serenità, con rassegnazione, ma mai con aggressività...insomma, stava cambiando profondamente, e non in meglio. Fatto sta che Robertino, un altro amico della comitiva, gli prestò la sua Cagiva WMX 125 ma quando vide il modo con cui si allontanò dal bar guidando la sua moto, rimase alquanto perplesso e forse pentito, anche se ormai era troppo tardi per ripensarci. Dimentico del tutto, tornai a chiacchierare con gli altri finché, venti minuti dopo, ecco che appaiono due ragazzi su un motorino:"Che è qui che c'é Robertino?","Si, sono io"," Ci manda Nazareno: lui sta bene ma ha avuto un incidente","Porca put..na, dove sta adesso?","seguiteci che vi ci portiamo". L'aveva combinata grossa, ma per un miracolo non c'era stata una tragedia: mentre impennava lungo la strada la macchina che lo precedeva aveva dovuto frenare di colpo; non accorgendosi di nulla, se non all'ultimo istante, l'urto fu inevitabile: Nazareno finì catapultato in avanti atterrando oltre il cofano anteriore della macchina rimanendo, Dio solo sa come, illeso; la ruota anteriore della moto fracassò il lunotto termico andandosi ad incastrare dietro il posto di guida; a fianco, sul sedile posteriore, c'era un seggiolino con un bimbo seduto sopra, anche lui miracolosamente illeso, in un mare di cocci di vetro. Vi lascio immaginare la situazione che si commenta da se, ma da quella sera non chiesi di provare e non prestai mai più la mia moto, se non in casi eccezionali e soltanto a persone altrettanto ...eccezionali. Imparare a guidare una moto è una delle cose più belle delle quali Dio mi ha fatto dono: conoscere l'uso della frizione per partire da fermo modulando il giusto "gas"; curvare e piegare senza aver paura di cadere, finire fuori strada o sulla corsia opposta; cambiare le marce senza doverci "pensare su" e tanto meno guardarmi i piedi per capire dove li stavo mettendo, oppure scalare le stesse e sincronizzare la frenata; queste sono le prime operazioni che si imparano con una certa facilità e rapidità; tutt'altro che facile é l'apprendimento del controllo in casi di pericolo, di situazioni al limite e di elevate velocità; per arrivare a questo ci vogliono anni e chilometri di duro apprendistato da macinare con il sole e con la pioggia, con il caldo e con il freddo, su asfalto e su sterrato; il tutto da compiere con il nostro meraviglioso cervello che, oltre a godere di tutto quello che la guida motociclistica può offrire, elabora e memorizza con cognizione e attenzione tutti i "segnali" che il mezzo gli sta trasmettendo sotto forma di vibrazioni, perdite di aderenza, variazioni di assetto, di carico e via dicendo, calcolando e rendendo automatiche tutte quelle giuste misure ed azioni correttive che in futuro, e questo ve lo posso garantire per mie esperienze personali, vi salveranno la pelle e la moto, e non concentrandosi unicamente sull'operazione di "apri-chiudi" del gas (troppe volte solo su quella di "apri", da quello che vedo in giro). Inoltre, quando si acquista una moto nuova od usata che sia, e per la prima o la centesima volta si sale sopra e si gira la chiave di accensione, bisogna dotarsi di una buona dose di umiltà e dire a se stessi:"Ok, io e te non ci siamo mai visti quindi...piacere, io sono colui che ti guiderà e ho tanta voglia di conoscerti; ti tratterò con tutto il rispetto e la cortesia che si usano con gli sconosciuti; tu cerca di fare altrettanto e sicuramente diventeremo grandi amici"; può sembrare uno scherzo o un'idiozia, ma questa è la filosofia che mi ha permesso, in venti anni di moto e di prudenza maniacale, di trasformare una normale guida fatta di operazioni ripetitive in una "danza" intuitiva, dove tutto quanto accade senza doverci pensare prima e con risultati quasi sempre prevedibili (il quasi é d'obbligo: non si finisce mai di imparare), permettendomi così di tornare sempre a casa...ma attenzione: ad ogni sostituzione di moto, almeno per me, é come ricominciare da capo; si, certo, il cambio funziona allo stesso modo, i freni, il gas e la frizione pure, ma le modalità con le quali vuole essere messa in moto, guidata, sollecitata e le relative risposte sono di volta in volta completamente diverse. Quando spiego questo mio punto di vista a chi mi chiede un parere sul tormentone del prestito, mi sento spesso rispondere:"a Max, che palle che sei, manco la moto se pò chiede e prestà!!!"; é vero, fondamentalmente sono un "rompi", però quando domando che senso può avere il chiedere in prova una moto da 150CV, promettendo di andarci piano e senza esagerare nel resto, oppure domando al proprietario che l'ha prestata per cinque minuti, che allo scoccare degli stessi cinque più un secondo viene inesorabilmente colpito da un terribile attacco di diarrea dovuta al terrore "del non ritorno", quali sono i motivi di tanta generosità e altruismo se poi sono accompagnati da tali manifestazioni psicosomatiche, nessuno mi sa rispondere, Bah!. Comunque adesso stiamo scherzando e va benissimo scherzarci, ma pensateci bene alle conseguenze, soprattutto per la vostra coscienza, che una tale evenienza può causare; io personalmente preferisco che un amico mandi me "a quel paese" rispetto a diventare una concausa in un suo viaggio "a quell'altro paese". Morale della favola, secondo i miei pensieri, é che l'accoppiata moto-pilota funziona come un matrimonio: l'uno si adatta all'altra tramite i dovuti ed inevitabili compromessi e si crea l'armonia soltanto dopo una profonda conoscenza reciproca; ciononostante, a volte ci sono i "colpi di testa", sorgono le complicazioni e l'uno si ribella all'altra; in caso di marito e moglie si finisce con le corna e i divorzi: pazienza; con la moto si finisce all'ospedale, con preventivi di riparazione milionari e, a volte, con uno strascico di guai enormi: nei casi più gravi ci sono le conseguenze penali, il sequestro dei veicoli e il ritiro delle patenti, ci sono le assicurazioni che non pagano quando i mezzi coinvolti, sottoposti ad una eventuale perizia tecnica, non risultano conformi alla circolazione, magari per uno scarico aperto o delle gomme diverse da quelle indicate sul libretto di circolazione, oppure quando i danni superano i massimali del contratto assicurativo, e non pensate che ci vuole molto a "sfondare" quello minimo di legge pari a 1,5 miliardi di lire. Quindi, come dice un mio carissimo amico motociclista dotato di un notevole senso dell'umorismo: le mogli si possono prestare, tanto se non lo fai tu, lo fanno da sole; le moto assolutamente NO, non si prestano e non si chiedono in prestito!!!. A proposito di danni milionari alle moto, c'è chi riesce a farli anche con la stessa spenta e ben piantata sul cavalletto...almeno finché ci resta!!!. Avete capito di cosa si sta parlando?; sembra una stupidaggine ed in effetti lo é, ma l'arte di posteggiare la moto richiede l'osservanza di alcune regole che vanno applicate con LA MASSIMA ATTENZIONE, pena ritrovarsi a riparare una carena, un cupolino e altri danni assortiti su una Suzuki GSXR 1000 di pochi giorni di vita, come è capitato ad un mio amico, oppure a dover compilare un C.I.D. con il proprietario inviperito di una macchina posteggiata che fa da guanciale alla vostra moto, la quale improvvisamente ha deciso di "schiacciare un pisolino" appoggiandovisi comodamente, come è successo a me; possedendo quindi una certa esperienza in tale campo, dovuta al fatto che fondamentalmente sono alquanto imbranato e distratto quando non sono in sella con il motore acceso, cercherò di darvi qualche consiglio per evitavi quello che mi é successo svariate volte (si, avete letto bene; svariate volte, purtroppo: errare é umano ma perseverare...). La prima cosa da osservare con attenzione é la pendenza del terreno ove si effettua la sosta: poggiare la stampella sempre dal lato più alto dello stesso, avendo l'accortezza di inserire la prima marcia; può essere utile in caso di urto accidentale da parte di pedoni la presenza di un lampione o di un palo qualsiasi sul lato opposto, quindi operate di conseguenza; la consistenza del terreno sul quale poggerà la stampella laterale è di importanza vitale: non fatevi ingannare dall'apparenza, provate a poggiarvela su un piede (AHIA!!!, fate piano) e vi renderete immediatamente conto di quanti solidi e pesanti chilogrammi andranno a gravare sul terreno in quei pochi centimetri quadrati; l'asfalto é un terribile ingannatore: spesso, soprattutto nei mesi caldi e se esposto al sole, ha la stessa solidità del burro; si può interporre un pezzo di legno o qualsiasi altro oggetto che non si perfori sotto il peso della stampella, meglio ancora é poggiarla su un tombino o su una soglia in travertino del marciapiede, osservando il dovuto rispetto per gli altri utenti dello stesso, ovvero lasciando lo spazio necessario al passaggio (ricordate le mamme con i passeggini e i portatori di handicap sulle sedie a rotelle); comunque EVITATE ASSOLUTAMENTE i marciapiedi affollati dove ci sono molte persone che passeggiano: oltre ad aumentare vertiginosamente la probabilità degli urti accidentali e degli incontri con i "curiosoni" che devono per forza toccare i comandi o la manopola del gas, ingolfandovi la moto o azionando il tasto di emergenza "Engine Off", costringendovi poi a scaricare la batteria, a sudate bestiali e a prenderla a calci perché la moto non parte e non si sa il perché, ma soprattutto perché la stessa quando viene posteggiata ha alcune parti che si trovano ad altissime temperature come i dischi frenanti e gli impianti di scarico: ho visto un bimbo su un passeggino ustionarsi la mano su uno di quei bellissimi e attraenti silenziatori mentre la mamma era ferma a guardare una vetrina di negozio; stesso discorso, molto più comune, per quegli automobilisti scellerati che non riparano i fari e gli indicatori rotti, e quindi taglienti, della propria auto. Se si posteggia sul ciglio della strada farlo sempre nel modo chiamato "a spina di pesce", avendo l'accortezza di appoggiare la ruota anteriore sulla soglia del marciapiede ed inserendo, anche in questo caso, la marcia più bassa e un sostegno sotto la stampella. I vantaggi di queste piccole regole sono molteplici: prima di tutto la sagoma della moto lasciata di traverso offre un maggiore impatto visivo negli specchietti delle automobili posteggiate nell'immediata vicinanza; la marcia inserita combinata alla gomma anteriore appoggiata al marciapiede di fatto "incastrano" la moto e la salvaguardano da cinghie di borse, tracolle e maniche di vestiti dei passanti che, impigliandosi con una delle numerose sporgenze di cui la nostra cavalcatura é dotata, provocano spostamenti involontari che...basta, ho i brividi solo a pensarci; ho avuto modo di assistere all'"esplosione" di una carena di una Ducati 916 a causa di una borsa impigliata al semimanubrio che, complice una stampella con il ritorno automatico (ma come si fa a dotare le moto di queste str....te!!!), al primo tocco l'ha fatta rientrare sotto gli occhi sbigottiti e da infartuato del proprietario!!!. Ricordatevi sempre di togliere i dispositivi antifurto prima di ripartire: sono maledettamente pericolosi; occhio ai lacci delle scarpe che hanno la terribile tendenza di impigliarsi con le pedane e i pedali quando si sta per appoggiare il piede per terra oppure estraendo o ritirando il cavalletto, con conseguenze Fantozziane; attenzione durante le manovre a spinta nelle rampe di acceso dei box fatte in cemento industriale: in caso di pioggia sono ad aderenza..."zero" per le vostre scarpe con voi per terra e la moto, nel migliore dei casi, che vi atterra dolcemente sopra( meglio qualche livido che quell'orrendo rumore di ramoscelli secchi che si spezzano, o no?!!). Un accorato appello ai proprietari di scooter dotati di parabrezza: i vostri giocattoloni, con il vento, hanno la maledetta tendenza a rovesciarsi dal cavalletto con conseguente effetto "domino" sulle malcapitate due ruote affiancate, quindi cercate di posteggiarli tenendo conto di questo fattore (battutaccia per i colleghi motociclisti: questo è un buon motivo in più per tenersi alla larga da 'sti cosi...SCHERZOOO!!!). Ultima raccomandazione: MAI CON LA FRETTA!; quando siete preda di questa brutta bestia, per qualsiasi motivo più o meno importante, lasciate la moto al box; le mie migliori stupidaggini, come quelle precedentemente descritte, le ho combinate proprio in questi frangenti. Adesso vi racconto un episodio divertente, che riguarda i caschi che a volte vengono lasciati vincolati alla moto posteggiata: durante i primi mesi dell'obbligatorietà del casco era ovviamente diffuso un odio profondo nei confronti di questo, è inutile negarlo, salvavita; come si scendeva dalla moto lo si mollava come meglio si poteva, e senza troppi riguardi; il mio amico Walter lo lasciava legato nello stesso giro di catena che vincolava il forcellone della sua Fantic Strada 125 al lampione di turno finché un bel giorno, al ritorno da una bella passeggiata per i negozi del Centro Storico e in compagnia delle due "rimorchiate" di turno, con fare molto disinvolto si infila il casco per poi lanciare immediatamente un grido di orrore e lo stesso a svariati metri di distanza, sotto i nostri sguardi allibiti e le bocche aperte come il tizio dipinto su "l'urlo" di Munch:" Walter, ma che c...o c'é in quel casco, una tarantola, uno scorpione...","no, no, NOOO!!!; mamma mia che schifo, un cane ci ha fatto la pipì dentro!!!, e mi tocca pure comprarmene uno nuovo!!!". Ragazzi, quel giorno ho rischiato seriamente di farmi uscire un ernia inguinale per il troppo ridere...e Walter si é perso i numeri telefonici delle signorine a causa della fretta (é sempre colpa sua) di andare a casa a lavarsi i capelli...bleah!!!. Non c'é niente di più bello nel fare delle cavolate e poterci poi ridere sopra, magari in compagnia, ma a volte, e per questo ringrazio pubblicamente le due sorelle Sfiga e Iella, non va così, anzi... In un sabato pomeriggio di Novembre del 1989 mi capitò un fattaccio che avrebbe interrotto improvvisamente la mia carriera motociclistica. In quegli anni, vivendo con i miei e nonostante lavorassi, avevo ancora molto tempo libero a disposizione per praticare altri hobbies, oltre alla "nobile arte"; uno di questi, del quale ero e sono tuttora appassionato, era l'aeromodellismo radiocomandato; lo consiglio a tutti per la vastità dei campi tecnici che si andranno ad esplorare, come la lavorazione e l'assemblaggio certosino dei vari tipi di legni impiegati, l'utilizzo di attrezzi e materiali particolari, l'installazione e la messa a punto dei potentissimi motori GLOW e dei radiocomandi, fino all'incredibile ed esaltante esperienza del pilotaggio, del tutto analogo a quello impiegato per i velivoli veri, da svolgere in campi appositi e, cosa non indifferente ed estremamente piacevole, all'aria aperta; il rovescio della medaglia sono le possibili avarie, che portano sovente alla distruzione del modello e i rischi correlati all'elica, la quale girando intorno ai 15.000 giri/min, con potenze superiori al cavallo taglia, risucchia e letteralmente spara tutto ciò che gli capita a tiro. Durante la prova di rullaggio che stavo effettuando prima del decollo un sassolino finì nell'elica il quale, con tutto lo spazio che aveva a disposizione, decise di centrare il mio occhio!. Un dolore lancinante mi assalì, fui portato immediatamente in ospedale e la diagnosi non fu delle migliori: distacco di retina causato da emorragia interna all'occhio; mi dovevo ritenere anche molto fortunato che lo stesso non fosse letteralmente esploso. Passai la notte sotto l'effetto di un derivato della morfina e la mattina seguente da quell'occhio avevo perso la vista; se l'emorragia non si fosse riassorbita grazie ai meccanismi naturali di drenaggio, avrei dovuto subire svariati interventi con il Laser. Fui nuovamente fortunato: dopo quindici lunghissimi giorni passati a letto nella più assoluta immobilità, il versamento interno andò scomparendo: la retina riassunse la posizione originaria, ossia aderente al bulbo oculare, quindi l'occhio al momento era salvo: il rischio invece consisteva nelle ricadute che potevano essere causate da sforzi, vibrazioni e urti alla testa. "Dottò, mo che me dimette che devo fà?","Allora, per prima cosa niente donne per i prossimi sei mesi e...assolutamente niente urti alla testa","per le donne pazienza ma...io vado in moto!!!","eh, la moto: per almeno un paio di anni te la devi dimenticare...anzi, visto che adesso il tuo occhio è molto più delicato di prima, dovresti proprio lasciar perdere"; ecco fatto, la sentenza era stata emessa.

Questo è l'aeromodello Killer, una semi riproduzione di un bimotore da turismo Islander: passarono tre anni tra quando appoggiai la matita al foglio bianco per tracciare la prima linea del progetto e quando potei finalmente sentire il rombo dei due motori in fase di rodaggio: la pelle d'oca, l'adrenalina e la soddisfazione di veder staccare da terra e volare il frutto di tutto questo lavoro è qualcosa di indescrivibile, come il dolore all'occhio del quale mi ha fatto dono!!!

Tornato a casa andai immediatamente davanti allo specchio e, sollevata la benda che proteggeva l'occhio, fui assalito dallo sconforto: era completamente iniettato di sangue, con una vistosa linea trasversale rossa che lo attraversava (il sassolino, per mia fortuna, aveva "camminato" lungo la sua circonferenza senza perforarlo),passando sotto una pupilla talmente dilatata che aveva annullato la parte colorata dell'iride; vedevo le immagini sfocate e punteggiate di nero, a causa dei residui di sangue e dell'atropina, usata in dosi massicce per "risvegliare" le dilatazioni della pupilla rimasta bloccata con il trauma. Scesi in garage: la mia fedele Morini Kanguro era lì, al solito posto; accarezzando la sella ed il serbatoio, con le lacrime in procinto
di uscire ma trattenute a causa dell'immenso bruciore che mi avrebbero arrecato, gli diedi l'addio: annuncio su "Porta Portese", telefonate e visite di rito per circa un mese finché un tranquillo quarantenne appassionato della marca Morini staccò l'assegno; mi consolai acquistando una inusuale e divertente (PER QUANTO LO POSSA ESSERE UN AUTOMOBILE) Matra Simca Bagheera: tre posti, motore centrale di 1500cc, trazione posteriore e scocca in vetroresina.



Indubbiamente bella e divertente da guidare, ma con un unico, grande difetto: in curva...non piega!!!


Sembrava proprio che la mia modesta carriera di motociclista fosse stata troncata per sempre, ma in mio aiuto, contro le menzionate sorelle Sfiga e Iella, accorsero i fratelli Passione e Incoscienza, quindi...



Questo lo si potrebbe definire un...aereoraduno!!!. Scherzi a parte, lo vedete il tizio con la giacca verde?...bene, tra un paio di puntate vi parlerò di Stefano e del leggendario "Pistamunno". Grandissimo amico, sfegatato motociclista e...impareggiabile distruttore di modelli radiocomandati: come li sfascia lui non li sfascia nessuno!!!

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