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I miei primi 200.000Km
Capitolo Quarto
Finalmente la targa e il patentino A!
Per molti le separazioni sono motivo di grossi sospiri di sollievo: a lungo andare ascoltare la stessa musica provoca noia, abitudine e l'affannosa ricerca di un qualcosa di diverso che si crede di vedere ma che non c'è. La separazione dal mio primo amore, il "cavalcone", non fu accompagnata dai suddetti sospiri, bensì dalla premonizione, con conseguente malinconia, che certe cose non le avrei più fatte: le modifiche, il continuo apri e chiudi del motore, le espansioni da provare, i salti e le derapate al campetto sotto casa. Sotto sotto, in quel limbo del nostro animo dove si celano quelle sensazioni per le quali non si trovano mai le parole giuste, sentivo che sarebbe stato l'ultimo vero giocattolo della mia vita. Avvenne nel Gennaio del 1985, in un luminoso pomeriggio di sole (a Roma la stagione invernale è abbastanza mite), un coetaneo venne, mi pagò, se la portò via e un attimo dopo avevo già nostalgia. I coltelli affilati questa volta non servirono: i miei avevano capito che sarebbe stata una guerra persa, non per un capriccio ma per una vera passione; io, da parte mia, ero di miti pretese motociclistiche e, a parte lo sfortunato episodio con Mario ed un altro sinistro che la mia moto avrebbe compiuto tutta sola (vi racconterò i particolari, abbastanza imbarazzanti, tra qualche puntata), non ho più avuto il dispiacere di fare... incontri ravvicinati del terzo tipo (TOCCO FERRO!!!); inoltre mio padre si stava divertendo sempre di più nel suo ruolo di aiutante meccanico: accolse quindi con grande gioia la richiesta di accompagnarmi alla ricerca della nuova moto. Forse non tutti lo ricordano, ma a quei tempi la mitica Parigi Dakar aveva un enorme carisma sull'utenza motociclistica, di conseguenza tutte le case avevano in listino la loro brava replica per i raid desertici; io ero innamoratissimo della Yamaha XTZ600 Tènèrè e della Honda XL600 Paris Dakar, ma visto che erano fuori della mia portata sia economica che di abilitazione alla guida, mi accontentai di una replica... in miniatura; la trovai da Motovinci, l'allora concessionario ufficiale Yamaha a Roma: una Honda XL125S del 1983 rossa fiammante con 2 anni di vita!. Io sono un sentimentale: questa moto un mio compagno di scuola (di quelli con molta "puzza sotto il naso") la ricevette in regalo dai genitori; non aveva neanche 16 anni e tanto meno il patentino, per cui cominciò a venire con me al solito campetto. Gli ripetevo in continuazione che non era una moto adatta a quel genere di cose, essendo una 4T da passeggio, e che era un pazzo a rovinare una moto così bella... e da rimorchio (le aspiranti passeggere di allora, per motivi a me rimasti sconosciuti, avevano dei gusti ben precisi in fatto di moto: prima fra tutte lo "Yamachino" RD350LC), ma lui niente: più sordo di una campana; un giorno una leva, il seguente un bel bozzo sul serbatoio, l'altro una freccia, finché un bel sasso sfondò il carter motore mettendo la parola fine a quella tortura per la povera moto e... per i miei occhi, o così almeno speravo;
volete sapere che cosa ha detto il bel tipo quando ha visto il danno?:"ma che è tutto st'olio che esce da qua sotto?", "oh, sei proprio un c.....e, hai spaccato il carter co nà sassata, adesso hai chiuso i giochi", " ma de che, io adesso ce voglio continua a girà: rotta per rotta, tanto poi mi padre la fa' riparà". Quello che accadde lo censuro: il giorno dopo mi faceva ancora male il polso e avevo un bell'occhio nero, ma ne era valsa la pena: una giusta causa va sempre difesa!. I proverbi hanno ragione: chi ha il pane non ha i denti e viceversa. Si dice che il motociclismo sia una passione da ricchi, e per tale motivo molti ci rinunciano: le moto costano molto e svalutano subito, l'assicurazione, il bollo, i ricambi e l'assistenza pure; poi ci vuole il casco, il giubbotto e via di questi discorsi, che personalmente reputo in parte veri e in parte falsi. Tutti gli hobby, essendo tali, costano perché sono economicamente non indispensabili alla vita quotidiana; d'altra parte non si può condurre un'esistenza piatta fatta solo di lavoro, casa, famiglia e il polletto arrosto la domenica, almeno per le persone dotate di un minimo di apertura mentale nei confronti di ciò che è il nostro breve passaggio su questa Terra; quindi, il giusto compromesso è dato dall'effettiva capacità del nostro portafoglio o, se in età scolare, di quello dei genitori, sempre che siano disposti nei confronti dei loro pargoli; nel nostro caso specifico, la soluzione potrebbe essere l'acquisto di un buon usato. Mi sembra già di veder storcere molti nasi, ma a parte le considerazioni del tipo: "io il sedere su una moto/auto usata non ce lo metto", che non condivido, l'acquisto di un usato fatto con criterio e con pazienza non deve spaventare e può rivelare delle sorprese assai piacevoli. In questi anni di motociclismo ho avuto modo di constatare i seguenti fatti: in genere il motociclista serio ama la sua moto forse più di ogni altra cosa al mondo (il forse è d'obbligo: c'è un'altro oggetto in stretta lotta per il primo posto in classifica), di conseguenza nella maggior parte dei casi si spuntano delle buone occasioni a dei prezzi vantaggiosi; gli incidenti di una certa entità lasciano segni indelebili e ben visibili sia alla moto che... al proprietario, basta cercarli nei posti giusti. Una moto usata ha vissuto la migliore prova, ovvero quella dell'utente, che nessuna rivista del settore può offrirvi; parlatene con i motociclisti e i meccanici: forse, su alcuni dettagli, avrete pareri ed opinioni diverse, ma accomunando le risposte somiglianti avrete un quadro abbastanza chiaro della situazione del modello desiderato; non fidatevi comunque degli estremisti, quelli che vi dicono che la moto che state cercando o è stata forgiata da Dio o è un cancello: le verità stanno sempre nel mezzo delle asserzioni. Un altro fatto, ma non meno importante, è quello che a volte le moto escono di fabbrica con dei difetti anche gravi, assemblaggi sbagliati e... motori fuori fase (vi racconterò di una Kawa KLX650, unico acquisto nuovo del sottoscritto, con la fasatura del motore sbagliata!), per non parlare degli esemplari usati, e abusati, dai concessionari stessi con la targa Prova e poi rivenduti per nuovi. Per finire, ma qui mi riconosco un pochino masochista, ho sempre provato un forte piacere nell'acquistare una moto usata, portarla al box, smontarla completamente, effettuare tutti i vari lavoretti di rito con sostituzione di tutte le parti usurate, lavaggio e via... verso nuovi lidi lontani (spiritosi, vi ho sentito!. Ho detto lidi, non officine!!); quindi, se vi riconoscete in questa categoria, vuoi per il budget limitato, vuoi perché non vi interessa possedere l'ultima novità, che magari si differenzia dalla versione precedente per la grafica, i tre CV in più e i cinque KG in meno, o gli otto nottolini invece dei precedenti dieci sui dischi dei freni, direi che un usato è la migliore soluzione. Una moto che é stata veramente amata dal suo proprietario è riconoscibile immediatamente: vi sarà presentata perfettamente pulita, completa di tutte le sue parti come le frecce e gli specchietti; sarà corredata del libretto di Uso e Manutenzione, dove saranno trascritti tutti i tagliandi effettuati con relativo timbro dell'officina autorizzata (particolare importante se la moto è ancora in garanzia); non ci saranno adesivi sparsi; la piastra della forcella e il tappo del serbatoio della benzina non presenteranno graffi dovuti a chiavi appese; il serbatoio stesso, nella zona antistante la sella, non sarà rovinato da intimi contatti con cinture, zip e bottoni vari; tanto meno il "posteriore" sarà graffiato da una catena con lucchetto tenuti ciondolanti; i liquidi saranno tutti ai livelli corretti, non ci saranno parti traballanti per viti allentate, i comandi al manubrio saranno ben ingrassati e la manopola del gas non avrà impuntamenti durante il rilascio; tutti indizi inequivocabili di continue premure. I segni degli incidenti vanno ricercati sulle pedane, i carter del motore, i foderi o i piedini delle forcelle, i perni ruota: una vistosa "grattata" sarà l'indelebile testimonial del fattaccio; il telaio va controllato MINUZIOSAMENTE, sia nei travi che nelle saldature, soprattutto nella zona del cannotto di sterzo: eventuali asimmetrie di forma nei travi, scatolati o tubi, tra i fianchi destro e sinistro, oppure cordoli di saldatura recanti cricche, palline di scorie riverniciate o tratti di vernice saltata, sono tutti fattori fortemente sospetti, meglio cercare un'altra moto. Lo stato di usura della tramissione finale la dice lunga sul trattamento a cui è stata sottoposta la moto: una catena secca, eccessivamente tirata o lenta, oltre a sollecitare in modo dannoso i cuscinetti di banco della trasmissione, denota una totale mancanza di cura nei confronti del mezzo; le maglie che sono a contatto della corona, se tentiamo di sollevarle, non devono allontanarsi eccessivamente (circa 3mm) da quest'ultima; i denti della corona non devono essere appuntiti e tanto meno piegati nel senso di rotazione: in caso contrario la trasmissione è stata sicuramente molto sollecitata; tenete conto che la stessa può durare tranquillamente oltre i 30.000Km, se correttamente lubrificata e utilizzata.
Il modo in cui sono consumate le gomme ci svelano altri particolari: l'usura asimmetrica rispetto alla linea mediana del pneumatico, più consumato a destra che a sinistra o viceversa, è indice di forcella e/o telaio non in asse, probabilmente per un incidente; un posteriore che sembra smangiucchiato da un orda di topolini sui bordi esterni è opera di un proprietario... smanettone. L'impianto elettrico deve essere completamente funzionante: i comandi al manubrio non devono avere falsi contatti, come l'avvisatore acustico che suona ad intermittenza nonostante il tasto sia premuto; le lampadine fulminate sono sinonimo di trascuratezza o di "rogne" nei ritorni di massa; la presenza di acqua nei gruppi ottici e di condensa nella parte interna dei vetri degli strumenti sono sintomi sia di lavaggi con idropulitrici ad alta pressione (niente storie; il vero motociclista "coccola" la propria moto con dei lavaggi effettuati a mano) che di una moto lasciata spesso all'aperto, con tutto il precoce logorio che ciò comporta; date un'occhiata alla batteria se risulta accessibile: é fuori discussione che il livello dell'elettrolita deve essere corretto e non deve fare bollicine con il motore in moto; in corrispondenza della zona di uscita dello sfiato non ci devono essere tracce di acido (macchie biancastre tipo calcare, purtroppo indelebili), in caso contrario o lei o il regolatore della ricarica possono avere problemi; un altro segno di possibili "magagne" è dato dal fatto che con tutte le luci accese il suono del clackson si affievolisce rapidamente, con relativa attenuazione della luminosità delle stesse. Un discorso a parte lo merita il motore, questo sconosciuto: ognuno ha il suo rumore e il suo carattere, difficile dare in questa sede delle linee ben precise di guida sul suo stato. A freddo, tirato lo starter, deve avviarsi immediatamente; è errata la convinzione che se il motore si avvia a freddo senza starter è "super", in realtà ciò avviene se la carburazione è errata; in genere non deve essere rumoroso di meccanica una volta raggiunta la temperatura di esercizio (fanno eccezione le distribuzioni ad aste e bilancieri e i raffreddati ad aria); dopo averlo tenuto al minimo per un minuto circa, aprite il gas di colpo: non deve assolutamente uscire del fumo bluastro, sintomo di guidavalvole e/o segmenti usurati, ovvero motore giunto al "tramonto" con conseguente consumo di olio; non deve manifestare esitazioni nel salire di giri con fumate nerastre o scoppiare in rilascio, sintomi questi di una carburazione non corretta; non devono essere presenti trafilaggi di olio tra le giunzioni dei carter, cilindri e teste; controllate anche lo stato della bulloneria: se i primi sono presenti e la seconda è smussata sui bordi, in quel punto il motore ha senz'altro subito un intervento meccanico; fatevi spiegare le motivazioni e a questo punto se il vostro interlocutore nega o fornisce delle risposte vaghe, c'è odore di "sola" nell'aria. Passiamo al consueto giro di prova: il primo inserimento della marcia può essere accompagnato da un piccolo contraccolpo: non deve preoccupare: i dischi della frizione si incollano leggermente
dopo qualche giorno di inattività; inoltre, se è del tipo a secco, sicuramente strattona durante il rilascio da fermo. Le sue buone condizioni si verificheranno in marcia: non deve slittare durante la partenza (una volta rilasciata la leva, non si deve sentire il motore variare di giri senza variazioni sul gas) e dopo una cambiata in presenza di salite o ad un numero di giri sostenuto. Tenendo il manubrio dritto, la moto non deve andare a destra o a sinistra, sintomo questo di un telaio danneggiato, della forcella non dritta o della ruota posteriore male allineata: controllate quindi i registri del tendicatena: devono essere equidistanti dall'estremità finale del forcellone; escluse alcune tipologie, come le Guzzi, che in accelerazione provocano strane sensazioni di ribaltamento causate dalla coppia di rovesciamento del motore, le moto devono avere un comportamento dinamico neutro ovvero scendere in piega da entrambe i lati senza differenze di sforzo da parte del pilota; se così non fosse le cause possono essere le stesse di prima. I freni possono fischiare, per l'assestamento di pasticche nuove o per presenza di umidità (è tipico dopo il lavaggio), ma non devono assolutamente mandare quel bruttissimo suono stridente di "metallo che mangia altro metallo"; lo stato dei ferodi e dei dischi è facilmente valutabile a vista: la pista frenante non deve presentare scalini concentrici nel suo interno; potrà averne due, lievi, in corrispondenza dei bordi interno ed esterno: sono dovuti alla normale usura del disco che, preferibilmente, non deve essere eccessiva. Se si tratta di freni a tamburo il discorso si complica: un indicatore può essere il registro presente sul mozzo che non deve trovarsi a fondo corsa, ma il reale stato d'usura delle ganasce e del tamburo possono essere verificati solo con lo smontaggio della ruota interessata. Le sospensioni non devono avere perdite d'olio dalle cuffie parapolvere: queste sono in genere segnalate da un accumulo di sporcizia untuosa sugli steli della forcella e sull'asta interna dell' ammortizzatore; comunque una sospensione che ha problemi è facilmente individuabile: quando viene rilasciata, dopo averla sottoposata a una compressione, non deve compiere rimbalzi e durante la marcia, al presentarsi della minima asperità del terreno, manifesta immediate e pericolosissime perdite di aderenza del pneumatico. Questi sono dei semplici controlli che rivelano le condizioni generali del mezzo, ma se ancora non vi sentite sicuri o un particolare vi insospettisce, portatevi un amico più esperto oppure andate da un meccanico di fiducia o della rete di assistenza: il venditore, se ha la coscienza a posto, non deve negarvi questa cortesia. Un' ultima considerazione personale: io ho sempre preferito acquistare un usato da un privato che da un concessionario: si spende sensibilmente di meno, le garanzie che vi vengono offerte dal secondo sono soltanto chimere e molto raramente è possibile provare la moto; trattando direttamente, con un poco di astuzia e di psicologia elementare, si capisce subito se colui al quale stiamo per firmare un assegno di svariati milioncini, frutto magari di sacrifici immensi, è stato un buon proprietario: a volte guardarsi negli occhi vale molto di più di mille parole; inoltre c'è sempre un margine di trattativa e, a proposito di questa, non comportatevi come tante persone che ho accompagnato a visionare una moto e mi hanno fatto vergognare come un ladro, chiedendo al proprietario di scendere sul prezzo con richieste indecorose: se il mezzo è in ottime condizioni potete provare ma senza esagerare, altrimenti un invito ad andare in un certo posto molto buio, magari con uno sguardo, è assicurato!!! Il ragazzo che mi ha venduto la RD500LC, e vi garantisco che acquistare una moto usata di questo tipo non è affatto facile, venne all'appuntamento per il passaggio di proprietà in ritardo (aveva trovato molto traffico, disse lui, era il giro d'addio, dico io) e...alquanto immusonito; capii il motivo al momento della consegna delle chiavi: aveva gli stessi occhi lucidi del bambino a cui è stato sottratto il suo migliore compagno di giochi: spesso si è costretti a vendere la propria amata per motivi di forza maggiore, non per noia o per rincorrere le novità, che magari neanche lo sono; ogni tanto ci sentiamo ancora e...gli concedo qualche carezza alla mia erredì: lo guardo negli occhi e capisco che insieme alla moto mi ha dato parte della sua anima. Quanto l'ho pagata? Si possono spendere svariati milioni per un "ferro" datato 1986, con tutti i rischi correlati che un simile acquisto comporta? Se non siete degli sfegatati consumatori, amanti dell'usa e getta, ma avete ancora memoria di quel ragazzo che era in voi e che credeva nei sogni, la risposta é si: quest'ultimi non hanno prezzo e donano il sorriso per sempre. Grazie Claudio, per il sogno diventato realtà...veramente di cuore. Una nota doverosa: avrei voluto corredare questa puntata con delle foto che illustrassero almeno alcuni dei punti critici sopra descritti, tanto per renderli più chiari al neofita; ho scoperto che girare tra le moto posteggiate con una macchinetta fotografica, alla ricerca dei punti deboli sopra citati, provoca nei proprietari, nonostante siano amici, reazioni assai più violente di una richiesta di foto "osè" alle fidanzate!!!. Pertanto, spero che i miei consigli vi risultino chiari, ancor prima che utili. Neanche quella volta mi tolsi la soddisfazione di guidare la mia XL125 fino a casa: ero in attesa di poter effettuare l'esame di abilitazione per la patente A; inutile dire che al bar Mastronardi, dove eravamo soliti incontrarci, ci fu la ressa per decidere il fortunato pilota che avrebbe condotto la mia nuova fiamma fino a casa. La carenza di disponibilità economiche, e quindi di moto, era un comune denominatore tra i miei amici di allora: ci si arrangiava con qualsiasi cosa avesse un motore, un manubrio ed una sella, e a volte neanche quella: Marco, un mio amico di allora, girava su un vespone con il ... suo cuscino da letto, con tanto di fodera a fiorellini; immaginatevi la mamma urlante che lo inseguiva! Vi ricordate la moto di Napo Orso Capo??: PEGGIO, MOLTO PEGGIO!!!; io, assai più fortunato di loro, nonostante le famigerate battaglie familiari, ero ben felice di poter offrire di tanto in tanto la mia cavalcatura anche se, con il passare degli anni, ho radicalmente cambiato idea su questa usanza pericolosa. Durante l'attesa dell'esame, mi occupai della nuova moto smontandola, revisionandola, tirandola a lucido e rimontandola, includendo nell'operazione un bel portapacchi posteriore; ero felicissimo, o forse anche di più: c'erano gli amici insieme a me, le battute del tipo:" Max, ancora n'artro pò de cera sur serbatoio che poi te siedi sur contaKM quanno freni!!", e tutti giù a ridere come scemi, non per le battute ma per la spensieratezza che trovavamo in quei momenti, nonostante alcuni di noi avessero delle situazioni familiari sconvolgenti; ma al primo posto nei nostri pensieri c'era l'amicizia cementata da quella passione per le nostre moto, belle o brutte che erano, fedeli compagne per gite verso altre Vite immaginarie, molto più gioiose di quelle reali, che molti di noi non avremmo mai incontrato. Quell'anno fu magico: avremmo attrezzando le nostre cavalcature per delle vacanze estive da trascorrere al mare ma...con tenda e sacco a pelo; per molti, io compreso, la vita sarebbe cambiata per sempre. Vi parlerò dei fantasmi che affollano una spiaggia in una ventosa giornata di un Settembre...

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